6 febbraio 2016

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lemuri def. JPEG LQ“Meglio una vita superficiale, senza dividere il bene dal male/ senza decidere, senza lottare” (LEMURI)
Al Teatro Lo Spazio di Roma, caratteristico spazio antico ed evocante arcaiche reminiscenze, dal 3 al 8 novembre 2015 approda uno spettacolo musicale unico, piccola “Opera Rock” da camera liberamente ispirata a Lemuri il Visionario, romanzo a fumetti di Vittorio Centrone e Giulio De Vita, creatori di una storia illustrata davvero particolare nel suo genere. Il protagonista, introverso musicista interpretato da Antonio La Rosa (voce recitante che, assieme a Centrone, ne ha anche curato la regia e la direzione artistica), narra del suo mondo mistico e delle sue esperienze sensoriali paranormali che gli consentono di viaggiare nel tempo semplicemente captando l’energia e il vissuto degli oggetti coi quali entra in contatto attraverso la non comune facoltà percettiva della psicometria. A metà tra sogno e realtà, questa trasposizione scenica è il racconto di un uomo alla ricerca di se stesso, che scopre il motivo della sua clausura e trova la forza per ripartire verso nuove incredibili avventure. L’interessante lavoro dei due artisti (musicista cantautore e scrittore l’uno, pittore attore e poeta l’altro) racchiude al suo interno diverse forme d’espressione artistica: la musica, la letteratura, il teatro e la video-arte. Un pianoforte, una chitarra, strumenti a percussione e uno schermo sono gli strumenti attraverso i quali si snodano le vicende di Lemuri e prende forma un complesso insieme di idee e visioni in un contesto onirico e idealizzato. Lemuri parte da un paesino dimenticato per poi approdare in una moderna metropoli e ritornare infine dal punto di partenza non senza aver affrontato diverse, interessantissime avventure di crescita e consapevolezza, e quindi solo dopo aver maturato uno spirito critico che è passato per la disillusione e anche una certa sofferenza, non senza irresistibili momenti di ironia. Ma non è altro che la metafora di un umano percorso dall’infanzia all’età adulta, una spettacolare condivisione del personale tesoro di parole e canzoni in cui l’autore esterna paure, disincanto per le effimere chimere della realtà attuale, disagio per le proprie fragilità, attrazione verso nuove avventure – che saranno pubblicate sul mercato europeo, sempre sottoforma di fumetto, a partire dall’autunno 2015 dalla casa editrice francese Glénat. “Ho sempre trovato naturale oltrepassare la linea sottile che separa la realtà dai sogni; lo faccio sistematicamente quasi ogni giorno. Mi ci vogliono pochi minuti per raggiungere il mio giardino segreto”, rivela il bizzarro eccentrico protagonista, che in scena viene sostenuto da formidabili compagni quali Stefano Tedeschi e Umberto Vitiello. L’incipit musicale è un crescendo maestoso, tanto potente quanto delicato, da cui si dipartono poi ritmi energici, jam dal gusto esotico, testi di carattere trascendentale che sono medicina per le orecchie e alimento per l’anima, riflessioni intime e anche comuni elevate da una non comune capacità di trasporre le idee in musica. Centrone (abile narratore ed efficace compositore, noto al pubblico per aver dato voce e aver creato con la sua ensemble il disco Dragostea, indiscusso successo in vetta alle classifiche di qualche anno fa) ha il pregio di comporre dalle sonorità leggere, intrise di implicito romanticismo ma al contempo assai fruibili. Il suo eroe/antierore ricorda quelli ottocenteschi che ricercavano nel sublime la loro meta finale; Lemuri va oltre, perché la sua natura eccezionale, diversa, la sua essenza “altra” supera la realtà e intende violare i propri limiti e con essi quelli di chi lo scolta ed è partecipe delle sue esperienze. Vive di cose ‘futili’, percepisce le sue idee come “semplicemente inutili”. “Apparentemente normale” ma “diverso”, “disperso”, “sospeso”, a volte comicamente confuso, decentrato nella realtà, destabilizzato dalla modernità, Lemuri cerca se stesso, ma non in maniera egoistica: lui si sente pioniere di una nuova realtà di ricerca, e similmente lo spettacolo, che ingloba prosa, poesia e musica del vivo, con un ambientazione speciale e quasi ad hoc qual è quella del Teatro dell’Arciluito, è un validissimo esperimento di integrazione tra generi diversi e tra loro complementari, almeno così come elaborati in questa rinnovata formazione in cui Antonio La Rosa diventa l’alter-ego di Centrone, La coscienza di Lemuri si espande, si confonde col tutto, esplode fino a immergersi in particelle minime che si insinuano nei cuori di chi lo sa ascoltare, perché la sua fame di conoscenza non conosce limiti. Non ci sono limiti all’amore, e Lemuri è innamorato a trecentosessanta gradi: chiede solo di restare libero di amare, continuando a perseverare nella ricerca di un’“eterna idea”. Inutile dire che costumi e trucco in questo lavoro hanno un ruolo fondamentale, evocativo, necessario a proiettare lo spettatore in quell’altrove che, come si evince se si ha modo di scambiare due chiacchiere con Centrone, è il suo pane quotidiano.

Maria Raffaella Pisanu

Oltrecultura

 

PORDENONE. Preceduto dalla sua fama, arriva a Pordenone lo spettacolo “Lemuri, il visionario” tratto dall’omonimo romanzo a fumetti creato da Vittorio Centrone e Giulio De Vita. Un’opera rock adattata dallo stesso centrone con Antonio La Rosa e diretta da Francesco Polizzi nella quale sono racchiusi musica, letteratura teatro e video arte, nata sull’ispirazione delle illustrazioni animate di Giulio De Vita, uno dei più celebri disegnatori italiani. L’appuntamento è previsto per il 29 e 30 aprile all’ex convento di San Francesco alle 20.45. «Si tratta – anticipano i due autori – di un viaggio fantastico verso quella zona dove alberga il bambino. Dove ognuno, senza involucri, è meraviglioso». Il pubblico infatti immedesimandosi nelle tragi-commedie del protagonista viene invitato a abbattere con la fantasia le pareti avventurandosi in uno spazio onirico e visionario. Sul palco interagiscono tre musicisti e un attore con le illustrazioni di Giulio De Vita. La storia si svolge all’interno di una stanza segreta, dove Lemuri vive da più di otto anni. Ha perso la memoria, ma possiede la capacità di viaggiare nel tempo, captando l’energia degli oggetti che lo circondano. Durante uno di questi viaggi incontra un ragazzino di nome Victor e ne segue le mosse. Scoprirà il motivo della sua clausura e troverà dentro se stesso la forza per ripartire verso altre incredibili avventure. Tra gli autori e interpreti di questo progetto, Vittorio Centrone che negli anni ’80 aveva fatto parte del “Great Complotto” di Pordenone e membro del gruppo rock “Futuritmi”, poi divenuto cantautore e produttore e interprete di spettacoli teatrali.

Messaggero Veneto 27 Aprile 2016

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