Il mio amico Max

Il mio amico Max mi fa ridere. Non è facile che accada. Personalmente odio la comicità dei pagliacci da teatro e raramente rido per una barzelletta. Ciò che ci fa ridere davvero è la vita. La sua meravigliosa insensatezza. Io e il mio amico Max ridiamo spesso soprattutto di noi stessi. Per esempio della mia proverbiale vanità. Dei miei sogni privi di ogni concretezza. Non ho fatto altro che sognare. Questo e soltanto questo è sempre stato il senso della mia vita. Non ho mai avuto altra occupazione se non quella di viaggiare nell’interiorità. Credo che con modalità diverse anche lui provi a farlo. Viviamo entrambi chiusi in due eremi. Io nella mia stanza dei sogni e lui nel suo studio di registrazione circondati da strani oggetti parlanti. Il mio amico Max sostiene, ed io gli credo, di non aver mai letto un libro in vita sua. Un pò lo invidio. Io purtroppo di libri ne ho letti parecchi e questo non mi regala nessun vantaggio nei suoi confronti. Il mio amico Max è un uomo superiore. L’uomo superiore si differenzia dall’uomo inferiore per una grande qualità: l’ironia! L’ironia è il primo segnale di una coscienza che diventa cosciente. Esistono due stadi dell’ironia. 1: sapere soltanto di non sapere niente. 2: non sapere nemmeno di non sapere niente. Conoscersi equivale ad errare con certezza e disconoscersi coscientemente è l’espressione più evidente dell’ironia. Così io e Max ci occupiamo di cose serie senza prenderci mai realmente sul serio. Di questo ridiamo e di tutto ciò che quotidianamente ci succede. Illudersi per poi disilludersi è sempre fonte di grande stanchezza. A tal proposito, sono quasi le quattro di notte e mi sembra di non sapere bene cosa ho scritto. Se il mio amico Max fosse con me sicuramente ne rideremmo molto.

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